La nostra storia – scrivi qui: info@radiofarfalla.com la tua testimonianza

MARIA MIALI
Avevo 19 anni quando per la prima volta entrai in Radio Farfalla, nella sede di Via Lelio Fanelli.
Fu un’emozione fortissima, perché già l’ascoltavo: fu così che si consumò un tradimento storico perché si passò da Supersonic-Dischi a Mach2, una trasmissione radiofonica Rai di enorme successo, a Radio Farfalla.
In men che non si dica la radio di casa fu sintonizzata perennemente sui 100.5 MHz, e d’altronde fu proprio l’affermazione delle radio libere a determinare la chiusura di Supersonic che terminò la programmazione proprio nel 1977.
Entrare lì fu come entrare in un tempio, non mi sembrava vero.
Il primo approccio che ebbi col microfono fu durante una trasmissione che si teneva in fascia notturna. Un amico mi invitò negli studi ad assistere alla sua trasmissione.
In quel periodo scrivevo poesie, se si possono chiamare poesie i componimenti di un’adolescente, in cui l’alternanza quasi psicotica fra tristezza e gioia era una costante, con tristezza che batte gioia 10 a 3, essendo la gioia solo una comparsa, un pretesto, per cercare di dare equilibrio a tutti gli sconvolgimenti dell’anima e del corpo tipici di quell’età, ma realmente invasivi.
E così mi fu chiesto di leggere le mie “poesie” durante quella fascia notturna.
Mi viene da sorridere ora che ci penso: non ci poteva essere ora migliore di quella! Perciò sono in pace con la mia coscienza pensando che, per fortuna, solo pochi ascoltatori sfigati hanno dovuto mortificarsi ascoltando quei versi in libertà che raccontavano di incontri, di amori, di mancanze, di lontananze, di attese, di buio perenne. Che poi, dopo anni, ho pure ritrovato il quadernetto segreto e l’ho pure riletto: sono arrossita a me stessa e ci è voluta quasi una stecca intera di cioccolato per riprendermi.
“Bella voce” fu il primo commento, “bella modulazione” fu il secondo, quindi almeno l’impatto con il microfono fu salvo! Ero emozionatissima e felice.
Quindi dopo qualche tempo mi fu affidata la fascia dalle 12 alle 13, per condurre un programma di musica, e così via con tante altre cose.
Quelli di Radio Farfalla furono anni bellissimi, c’era fermento, voglia di fare tantissime cose, conobbi tante persone con cui si instaurarono dei veri rapporti di amicizia, talvolta di amore, anche. Rapporti che sono rimasti nel tempo, che tuttora considero pilastri nella formazione e nella vita di alcuni di noi.
Un periodo molto creativo e anche di puro divertimento. La cosa bella è che passavamo tante ore lì, certe volte senza nemmeno mangiare, c’erano dei programmi che andavano in onda nelle ore di punta, alle 13 o anche la sera, con telefonate in diretta e con le immancabili richieste di brani musicali con dedica. Scalette che non finivano mai! Si stava bene insieme perché ci si divertiva di gusto.
Ricordo una trasmissione che si teneva la mattina verso le 10 circa, Filo Diretto, si sceglieva un argomento e si discuteva con i radioascoltatori, sempre numerosissimi, che dicevano la loro e naturalmente non mancavano scenette esilaranti , solo la prontezza del fonico sul cursore dei microfoni riusciva ad evitare alcune nostre defaillances.
Ma l’aspetto incredibile era proprio questa partecipazione popolare, la gente seguiva la radio e partecipava con vera dedizione. Durante le trasmissioni c’era sempre un continuo via vai di gente che si affacciava negli studi, ci portavano qualunque cosa, lasagne, focacce, torte, tutto fatto in casa, alcune deliziose, altre decisamente meno. La cosa più imbarazzante in assoluto era quando ci chiedevano di consumare quelle “leccornie” subito: una tragedia!
Tutte le scuse erano buone, e allora giù con le intolleranze alimentari, gli imbarazzi intestinali, la mano destra scivolava immancabilmente in corrispondenza dell’addome. Chi poteva, andava a nascondersi in bagno. Ah, il bagno! E chiamiamolo bagno: era pieno di qualunque tipo di strumentazione, una concentrazione di onde elettromagnetiche da fare paura! Non so se fosse più dannoso stare là o mangiare lasagne che galleggiavano letteralmente nell’olio.
C’era tutto nella programmazione di Radio Farfalla, l’informazione, le dirette, i dibattiti, tutti i generi musicali, l’arte, molti dei giovani intellettuali della nostra città sono passati da Radio Farfalla, alcuni di noi si sono formati, hanno seguito le loro aspirazioni riuscendo a compiere dei percorsi, talvolta anche con enormi sacrifici, ma, si sa, la gioia e la forza hanno la meglio quando si vogliono raggiungere dei traguardi, negli studi, nel lavoro, insomma in tutti i campi di vita.
Per me quel periodo è stato uno dei più belli, lo dico col cuore, nonostante fossero anni difficili, anni di cambiamenti importanti, nella scuola, nella società, gli anni dei referendum sul divorzio e sull’aborto, gli anni di Federico Fellini e di Pierpaolo Pasolini. Quello era il terreno in cui ci si muoveva, c’era lo scontro politico, la brutta pagina del terrorismo, ma la creatività e la conquista di diritti civili, in cui anche qualcuno di noi si sentì impegnato, ebbero un forte impulso in quegli anni.
Oggi sento ancora di dire grazie a tutti quegli amici, soprattutto a Gerardo e Raffaele, all’epoca studenti del DAMS a Bologna, furono loro a creare quell’
idea fortemente innovativa e vollero realizzarla a Martina, nella loro terra, invertendo la tendenza di quegli anni, quando altri, per vari motivi, decisero invece di non tornarci.
Forse allora non c’era la consapevolezza dell’importanza di quella scelta, ora io considero tutto ciò un dono, fatto alla città di Martina, che ha contribuito a formare una generazione, offrendo un’opportunità, una possibilità di cambiamento, che ognuno ha potuto prendere o lasciare, nel bene e nel
male.
Ma una delle cose più importanti che forse oggi alcuni non possono capire, e certo non per incapacità, è che Radio Farfalla era una radio libera, oggi si dice radio privata, ma noi sappiamo che non è la stessa cosa.
Il capitolo è ancora aperto.
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ANTONIO COLUCCI
Ricordare gli anni ’70 a Martina Franca vuol dire per me riflettere sul periodo della mia formazione etica ed esistenziale. Ora ho 54 anni è sicuramente più il tempo che ho già vissuto che quello che mi rimane da vivere, posso lanciare uno sguardo all’indietro per osservare chi sono stato e capire chi sono che è sempre la domanda fondamentale.
Ogni volta che “scendo giù” per qualche breve vacanza, nonostante il degrado che colgo rispetto a quegli anni, mi dico che sono stato fortunato a crescere in quell’ambiente così bello, bello fisicamente, geograficamente, una terra peculiare dai forti connotati, di asprezza e generosità, una galleria cittadina ricca d’arte ed esempi di ciò che rende grazioso il nostro habitat. L’ambiente di provincia seppur permeabile a tutte le novità dell’epoca le attenua e le adatta alla sua storia e così in quegli anni io e i miei amici siamo stati protagonisti di quei cambiamenti di costume e di mentalità che rinnovava l’Italia e il mondo intero e ne facevamo esperienza senza gli estremismi di chi stava in città e non al Sud ancora per tanti aspetti arretrato.
Avevo 16 anni e ricordo di aver partecipato alla campagna referendaria contro l’abrogazione del divorzio, mi ricordo insieme ad altri amici vestito con un tatze-bao da uomo sandwich fuori dal sagrato della chiesa di S. Martino. Così piccolo e già tanto infervorato da ideali politici e di liberazione dei costumi ssessuali e di relazione. Com’era successo?
Le mie riflessioni, il mio dibattito interiore ruotava attorno al tipico disagio adolescenziale, lo svegliarsi delle attenzioni verso l’altro sesso la constatazione della propria inadeguatezza e questo scontrava con il turbinio di quegli anni che metteva in discussioni regole e precetti riguardo ai rapporti fra i sessi. Avido di informazioni la mia attitudine alla lettura mi aveva fatto conoscere una rivista giovanile di quei tempi, credo si chiamasse “Qui giovani” simile ad un programma radiofonico pomeridiano che faceva ascoltare il rock e pop di allora. In quella rivista trovai spiegazioni attorno alle problematiche relazionali, affettive che più mi premevano, ma mi coinvolse anche nel rumore di tutte le altre questioni che attraverso la politica, la musica e anche i credi religiosi la generazione di allora andava dibattendo e mutando.
· continua…Con questo bagaglio personale incontrai i gruppi che poi frequentai, il Collettivo Studentesco e il Giangià Club. Nel primo esperii gli interessi politici ed entrai in contatto con l’ideologia marxista che allora tanti proseliti faceva, nel secondo invece feci esperienza di quei cambiamenti di costume, nel modo di essere e di apparire che anche faceva scandalo e metteva all’indice dei benpensanti. Diventai attivo nel mio istituto tecnico industriale primeggiando inn scioperi ed assemblee. E parallelamente esploravo interessi nella musica, nelle filosofie e religioni dell’Estremo Oriente. La musica mi vide solo perlopiù spettatore anche se provai anch’io senza molta disciplina a strimpellare una chitarra comprata coi frutti di un’estate di lavoro come cameriere al modico salario di 5 mila lire a settimana. Ma era un’attività importante per il Giangià che arrivo a contare ben 2 gruppi musicali al suo interno anche se principale rimase sempre la MAB (Minestra Affogata in Brodo nome ironico e irriverente). Era la musica che veicolava il nostro sentire e stare insieme e ci faceva incontrare anche altri gruppi del circondario a Taranto o Putignano. A Taranto ricordo di aver ascoltato per la prima volta la musica della West Coast californiana, i mitici Crosby, Still, Nash & Young oppure Joni Mitchell, più tardi passata al jazz. Musica ascoltata non solo sui dischi, ma alle chitarre e alle voci di miei bravissimi coetanei. E il contorno della musica erano le fanzine della cultura underground che dall’America arrivava all’Italia e da Milano scendeva fino a noi insieme ad altre la diventata storica “Re Nudo”. Era tipico di allora organizzare feste che facessero incontrare attorno alla musica la gente multicolorata che ci girava attorno e anche noi avemmo la nostra in quel di S. Paolo, 3 giorni di festa e liberazione, si diceva. Ad esser sincero non riuscii mai ad adottare certe pratiche per me estreme come il vagabondaggio “on the road” sulla scia del mitico J. Kerouac. Quando riuscii ad uscire di casa fu per andare a fare il cameriere in Riviera Romagnola ed ero ormai vicino al diploma. Incontrai anche lì gente affine, ma ne constatai la diversità rispetto a noi del sud. Se il Giangià era luogo di amicizie e vicende più “selvaggie”, non si faceva riferimento alla cultura del passato, ma come in una rinascita si attraversava solo il nuovo, come se questo fosse -e non lo era – sganciato dal resto che lo aveva preceduto, il “Collettivo Studentesco” fu per molti versi la sponda per le mie buone letture e l’occasione di frequentare “chi ne sapeva di più”. I componenti erano per la maggior parte di famiglie impiegatizie od agiate in cui il tasso di scolarità era certo più alto della mia con mia madre analfabeta e mio padre orfano di guerra in tenera età. Ebbi così l’occasione di accostarmi a certi autori letterari e di teatro che era la passione di alcune figure come Raffaele Agrusta, Gerardo Martino e Dino D’Arcangelo. Ma con loro la differenza di preparazione ed età si fece in un qualche modo sentire e l’esperienza del teatro non mi convolse in fondo. Fu dapprima un teatro politico, rappresentammo il golpe di Pinochet alla allora sede della FLM di Martina e si fece poi più culturale con l’Ubu Roi di Alfred Jarry.
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AMALIA LIUZZI
– Alcuni giorni fa Gerando mi ha detto: “ti ricordi quando venivi in radio di prima mattina per il tuo programma e io…dormivo sulla branda in regia?” ed io ho ricordato le alzatacce di prima mattina per comprare i giornali settimanali, in fretta decidere di cosa parlare e poi andare in onda alle 08.00 con il Rubricone un programma che parlava di donne alle donne, pur di esserci mi sarei alzata alle 05.00. Che rivoluzione nella mia vita, finalmente sentivo di fare qualcosa che mi piaceva, che avrei voluto fare per sempre; ciò che era fantastico non era lo stare davanti ad un microfono, a quei tempi solo i veri dj ne avevano dimestichezza, ma chi incontravi!! Lì ho conosciuto tante persone speciali con delle qualità incredibili, primi fra tutti Raffaele per la sua professionalità e precisione, Gerardo per la sua pura e lucida follia, Aldino Ancona dj fantastico, le sfuriate quotidiane di Aldo Gentile, altro dj bravissimo, con i fonici, i meravigliosi Roberto e Lino Aquaro, gli spumeggianti Donato Marinosci, Peppino Chiarelli, Francesco Basile e poi ….
come si fa a ricordarli e menzionarli tutti!!! Grazie Radio Farfalla per aver fatto parte della mia vita e per aver contribuito a renderla migliore !!!
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GAETANO MIALI
Parlare degli anni 70/80 per me non è proprio cosa facile, a quell’epoca ero poco più che un ragazzino, anche se paragonare un ragazzino di circa 15 anni di allora ai pari età di oggi non è la stessa cosa.
In quel periodo la mia generazione si trovò di colpo catapultata in una rivoluzione sociale e culturale. Passammo dal campetto di calcio della Parrocchia di Cristo Re, dove ci divertivamo con i nostri coetanei nel tempo libero, a relazionarci con persone più grandi di noi, anche gli stessi fratelli o sorelle e i loro amici, incuriositi e affascinati dal loro “mondo”. Alcuni di essi, infatti, erano impegnati in esperienze diverse che potevano essere culturali o politiche.
E’ ovvio quindi che quegli anni furono per me fondamentali per la mia crescita intellettuale e culturale.
Il filo conduttore di quegli anni fu per me la musica. Ascoltavamo musica in molti momenti della giornata, o per radio, o i 45 giri nel mangiadischi, e più in là con il classico impianto stereo che cominciò ad essere un must in quasi tutte le famiglie. Si risparmiavano i soldi per acquistare i long playing dei gruppi a noi preferiti, Santana, Jethro Tull, Pink Floyd, Genesis, Gentle Giant, ELP, Weather Report, Oregon, ma anche gli Area, Premiata Forneria Marconi, Banco del Mutuo Soccorso, New Trolls, Formula Tre, Francesco De Gregori, Eugenio Finardi, Claudio Lolli, insomma solo per citarne alcuni. Facevamo a gara a chi ne sapesse di più ed organizzavamo dei pomeriggi interi, a turno in casa di ognuno di noi, per ascoltare musica e scambiarci opinioni.
Fu in quegli anni che conobbi Gerardo Martino, Raffaele Agrusta, Nico Blasi, Dino D’Arcangelo, persone straordinarie che io vedevo come dei veri e propri miti. Essi, assolutamente inconsapevoli di ciò, suscitarono in me curiosità e interesse dandomi degli stimoli che mi permisero di affacciarmi in ambiti a me completamente sconosciuti e che determinarono alcune mie scelte. Infatti, in seguito, decisi di intraprendere gli studi musicali e di compiere l’intero percorso fino al diploma superiore in Oboe.
La novità in assoluto di quel periodo fu Radio Farfalla. Finalmente potevamo ascoltare la musica che più ci piaceva e tutte le novità, sintonizzandoci sulla mitica frequenza 100.5 MhZ .
Uno dei programmi che seguivo assiduamente era quello di musica jazz condotto impeccabilmente da Rino Carrieri in fascia serale, e La Carrozza di Hans, un programma di musica jazz/rock/pop condotto da Agostino Convertino.
Questi programmi erano davvero interessanti perché spiegavano la musica, ogni brano era infatti accompagnato da notizie e da commenti che davano una fruizione completa e godibile del brano stesso.
Non posso però fare a meno di ricordare uno dei programmi forse più ascoltati di Radio Farfalla il Kolossal, che andava in onda alle 13, condotto da Raffaele Agrusta e Aldo Ancona. Noi eravamo rimasti orfani dopo la chiusura di Alto Gradimento, la famosa trasmissione Rai condotta da Arbore e Boncompagni, e quel programma fu una degna continuazione di quello stile radiofonico volutamente goliardico, in cui le continue interruzioni sui brani musicali, che alla fine facevano solo da sottofondo, ci facevano divertire tantissimo. Franceschiello, un personaggio surreale inventato ed interpretato da Raffaele Agrusta diventò un vero e proprio tormentone.
Ampio spazio veniva comunque dedicato a programmi culturali di vario genere. Ricordo che in estate, durante il periodo del Festival della Valle d’Itria, andavano in onda delle trasmissioni in studio in cui si facevano ascoltare delle interviste fatte agli artisti, oppure registrazioni di stralci delle opere in programmazione. Quello fu un modo per avvicinare noi giovani ad un genere completamente sconosciuto. La conseguenza fu che cominciammo a frequentare il Festival della Valle d’Itria con vera passione che ancora oggi è immutata.
Penso che uno dei meriti di Radio Farfalla sia stato quello di influire in modo determinante sulla cultura di quel periodo a Martina e sulla formazione collettiva di tanti giovani, che a vario titolo hanno potuto seguire le loro aspirazioni.
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AGOSTINO CONVERTINO
Lo so: può essere rischioso esporre due “personcine per bene” al pubblico ludibrio mostrandole in una foto come quella accanto ma l’ironia non ci difetta.
Nella mia “galleria” di personaggi Raffaele Agrusta occupa un posto d’onore per l’affetto reciproco che data, non vorrei sbagliarmi, a più di 35 anni fa. Raffaele è uno dei personaggi della famosa martinesità che merita l’ottima reputazione di cui gode, anzi ritengo che gli dovremmo molto di più per la sua grande duttilità culturale che, unita ad un fiuto manageriale non comune, offre lustro alla nostra Comunità.
Quella foto “informale” ci fu scattata a Istanbul una quindicina di anni fa (avevo ancora qualche capello e per di più non erano bianchi) nel corso di un viaggio che serbo tra i ricordi più belli della mia vita.
A proposito di ricordi: avevo all’incirca 16 anni quando fui fulminato dalla vitalità spumeggiante di una coppia di operatori culturali giovanissimi: Raffaele Agrusta e Gerardo Martino. Con loro nasceva l’U.G.T. , Unione Giovanile Teatrale, in un bellissimo iuso di proprietà di tuo nonno. Il gruppo era un vero e proprio dream team: Raffaele (regia e testi), Gerardo (musica), Rino Carrieri (oggi Direttore della Fondazione Paolo Grassi), Giorgio De Ingeniis (attore, apprezzato medico legale in Pescara e nostro grande amico), impegnati nella commedia Gioco di Luci nel Buio…. opera di ispirazione metafisica influenzata dai tuoi cult, caro Raffaele: Brecht, Kafka, Camus, Huxley, Pfeiffer….. niente male davvero. Sei stato il mio Bulgakov personale in tutti questi anni…….
Mi divertivo un sacco. Era uno stile di vita, un modo per non sentirsi orfani di un 68 che in realtà ci aveva solo sfiorati. Poi l’esperienza delle radio private e come sempre Raffaele arrivava anni luce prima degli altri mettendo in mostra tutto il suo fiuto per i tempi che cambiavano (anche se meno brutalmente di oggi): Radio Farfalla fu una tra le primissime emittenti italiane ad accendere il trasmettitore (da circa 1 watt…!!!!) nell’ambito di un’operazione di portata storica nella comunicazione italiana.
L’emittente visse per intero quella fase pionieristica, non esclusa l’esperienza arrapante del sequestro e dei sigilli frutto di una legislazione impreparata ad un simile impatto culturale. L’estro era sempre in agguato: mentre io mi struggevo di musica progressiva, tu creavi un personaggio che avrebbe fatto scuola nell’ambiente: Franceschiello. Un simpatico monello che si esprimeva in martinese per i martinesi, in cui riversavi tutta l’eccellenza degli studi del DAMS di Bologna. Franceschiello divenne in breve tempo una piccola leggenda mediatica a livello di Italia meridionale. Ma fu anche una testimonianza autentica del tuo amore per la nostra cultura e per la nostra gente, di martinesità autentica che oggi va giustamente rivalutata alla luce della voglia di riscatto della nostra Città.
Il dopo fu un susseguirsi di successi sempre vissuti in anticipo rispetto alle tendenze di massa: la tua crescente affermazione nel mondo della moda intimamente collegata all’imbattibile carisma martinese di creare “pane & stile” con i nostri capi spalla; la creazione di un’agenzia internazionale che oggi si occupa di immagine, di grandi eventi e di promozione culturale; la nascita di Italiainrete.net, un grande portale della comunicazione on-line. Anche in questo ultimo caso, il tuo fiuto degno di quello di un cane da tartufo, ti ha portato a precorrere i tempi: affidarmi la direzione di un giornale on-line regionale che raccolse consensi dai pugliesi di tutto il mondo ancora mi fa andare su e giù l’epiglottide come un ascensore.
Ma oggi, che tutto questo è una realtà consolidata, voglio segnalare alla vostra attenzione come Raffaele riesca a coniugare il suo raffinato sentire culturale con le esigenze professionali (sue e degli altri) imposte da un mondo dove la comunicazione ha assunto un ruolo fondamentale.
Raffaele è un manager vero, non uno di questi improvvisatori che sopravvivono sulla dabbenaggine altrui. Lo sanno bene molti imprenditori indigeni che hanno accresciuto la loro immagine grazie alla sua professionalità (e non solo nel mondo della moda).
Agrusta opera tra la Puglia e la Lituania e attualmente si occupa di fashion italiano (e martinese!) che porta in giro per il mondo partendo da Palazzo Pitti per arrivare ai santuari della moda mondiale.
Più si allontana dalla sua terra e più riesce a guardarla meglio da una prospettiva diversa. C’è un progetto del cuore che stuzzica la sua fantasia di regista dedicato ad un nostro concittadino, il gesuita Padre Salpa, che fu tra i protagonisti della crescita culturale europea alla fine del ‘500. Nasce un film, già nel mirino dei network nazionali, che narra la vita di quello straordinario personaggio….. che un po’ ti assomiglia…..
Complimenti Raffaele: per il tuo libro, per il tuo film, per la tua bella carriera, per la tua intelligenza. Sei uno di quei martinesi che fanno pesare la loro assenza (splendidamente forzata!) per la ricostruzione di una classe dirigente che ci manca. Se trovassi riuscissi a trovare un po’ di tempo anche per quello…..
SANTINO MANDOLLA
Santino Mandolla e ‘Radio Farfalla’….ovvero quando la musica ti usciva dalle orecchie
ed…entrava nel cuore…………..
Mi hanno chiesto un ricordo. Gia’ un ricordo…..
Ma di ricordi ne ho tanti. Soprattutto legati a quel periodo (piu’ spensierato? piu’ sbarazzino?
piu’ ingenuo?). Non so…… Di certo è che lo ricordo con nostalgia, a volte con rimpianto,
non tanto perche’ erano tempi in cui i capelli erano tanti (e lunghi), ma perche’ quegli
anni sono stati importanti per tutti, penso. Non solo per noi che ne eravamo parte integrante
ma perche’ hanno rappresentato anche un punto di riferimento per le generazioni che
sono seguite. Nel bene e nel male!
E la nascita delle cosiddette ‘Radio Libere’ non era legata solo ad un fenomeno, per così
dire, unico ed esclusivo. Non nasceva solo per l’intraprendenza di qualche pazzo come
Raffaele (e Gerardo) che hanno avuto il coraggio e l’audacia di ‘aprire una Radio’ – come
si diceva allora – ma di calarla nella nostra realta’, come un megafono aperto a dare voce
al suolo e sottosuolo culturale in grande fermento allora.
Un fenomeno che nasceva e cresceva nella societa’ civile, quella vera, attiva, presente,
partecipativa, dialogante, aperta, che ha avuto non tanto la presunzione, ma la capacita’ di
interpretare un cambiamento che si avvertiva sulla pelle, nei luoghi di incontro e confronto
che si moltiplicavano nella nostra citta’ in tanti modi : penso alle prime messe beat che mi
sono occupato -direi preoccupato – di organizzare, ma anche ai primi concerti completamente
autogestiti, ai cineforum, discoforum e a mille altre iniziative che non potevano che
far bene al nostro provincialismo allora oscurantista e bigotto e che finalmente apriva le
porte a discussioni, dibattiti, conferenze e….anche ai primi programmi radiofonici che toccavano
temi legati al territorio, alle problematiche cittadine, ai temi della cultura, della politica,
del tempo libero, del volontariato, del rapporto genitori-figli, del lavoro, della
scuola…………e potrei stare sino a domani.
‘Una chitarra un poeta, una chitarra una protesta’ è stato un programma che ho condotto
insieme a Claudio (Cavaliere) per tre anni. Ricordo che andava in onda alle 14,30 del primo
pomeriggio e durava un’ora….salvo complicazioni !!!!!! Il programma era naturalmente
musicale ma, attraverso le canzoni (stiamo parlando degli anni ’70, of course) si coglievano
occasioni per parlare di temi e argomenti allora molto scottanti e attuali. La sensazione
bella – e nuova – era che si avvertiva un senso di Liberta’ (oggi me ne rendo conto) di poter
esprimere pareri ed opinioni piu’ o meno condivisibili, a volte provocatori, ma comunque
tangibili, nuovi, ‘esplorativi’ di una societa’ che stava cambiando…. o che sarebbe voluta
cambiare (The times they’re a changing cantava Dylan!!!).
Lo avvertivamo tutti, anche ‘gli altri’ che quantomeno, seppure per semplice curiosita’ si
avvicinavano ai gruppi, alle associazioni, alle ‘congreghe’ perche’ ci si sentiva piu’ vivi,
partecipi, protagonisti (?)…E’ una sensazione che non ho provato mai piu’. Mai.
Il programma veniva ascoltato da molta gente. Qualcuno ci chiamava e parlavamo in diretta.
Qualcuno approvava, qualcun altro ci mandava ‘a cagare’, taluni o ci contraddicevano
(era dura parlare nuovi linguaggi e nuove (?) teorie, o di argomenti mai trattati diffusamente),
ma in modo sempre molto garbato e rispettoso, considerando – lo devo ammettere ma
non me ne pento assolutamente – che io e Claudio eravamo abbastanza audaci, ma molto
sinceri e informati.
Le canzoni che hanno rappresentato, in seguito, la storia della musica ‘impegnata e non’
erano li’, a portata di vinile, pronte a parlare nuovi linguaggi, ad usare nuove espressioni,
ad affrontare tematiche ‘comuni’ o solitarie, a guardare il mondo con nuove prospettive e,
comunque, a parlare di noi e del nostro modo di vedere il mondo, la vita, le emozioni.
Gandhi si mischiava a Rocchi, Martin Luther King a Guthrie, De Andre’ a Ginsberg, Kerouac
alla Morante, Brecht a Fellini, i Genesis a Jesus Christ Superstar.
Un mondo, insomma, in fermento, nuovo, anticonvenzionale e anticonformista, con idee
innovative e …aria nuova, fresca, curiosa e intrigante, ma soprattutto piena di associazionismo,
di vita insieme dove le culture cominciavano a confrontarsi e a scambiarsi, a scontrarsi
ma a riconoscersi anche nelle affinita’, e dove l’incontro era occasione di dividere e
condividere, dibattere e sperimentare, ascoltare e parlare…..insomma incontrarsi!!!!!!!!!!!
Qualcuno ci chiamava al telefono, dicevo, ma ricordo, in particolare, che qualcuno, del
comprensorio e anche oltre’, ci scriveva addirittura delle lettere, che puntualmente leggevamo.
Alcune di esse erano semplicemente…fantastiche. Perche’ la gente, a volte anonima,
parlava di se’ e si sentiva meno sola, poteva parlare di un ’suo’ un problema che, come
d’incanto, diventava ‘Comune a tutti’. Spesso ricevevamo suggerimenti, in diretta naturalmente,
da altra gente che chiamava e magari iniziava un confronto. Poi riscriveva, ringraziava,
si chiedeva l’indirizzo del tale o il numero di telefono (allora la privacy non c’era
e, soprattutto non serviva). Tutto era…..fantastico. Funzionava. Davvero.
Ok. Un giorno d’estate abbiamo ricevuto una lettera da un detenuto del carcere di Brindisi.
Ci ringraziava per il programma, si complimentava con noi, ci elogiava per le canzoni che
‘mettevamo su’. Era depresso. Soffriva di molta solitudine. Stava male. Ci parlava di lui e
delle sue sofferenze, delle sue angosce e della sua voglia di Liberta’.
Se questo e’ un aneddoto non mi fa ridere, ma se lo ricordo dopo quaranta anni, vuol dire
che una ragione ci sara’ pure. No? infatti…….Ci disse che la sua ora di liberta’ nel cortile
corrispondeva all’ora della nostra trasmissione e che, per questo, da mesi aveva rinunciato
alla sua ‘ora di liberta’’ che non serviva a nulla se non per vedere altri delinquenti!!!!
Divento’ un nostro fan patito e ci scriveva una lettera al giorno parlandoci dei suoi giorni in
prigione e delle sue opinioni sul mondo e la musica….era una persona speciale……
Forse e’ per questo (o forse e’ solo inconscio, ma chissa’!) che per i concerti che faro’
quest’anno la canzone di apertura si chiama ‘La mia ora di Liberta’ di Fabrizio De Andre’.
Non so, e forse non sapro’ mai se quel detenuto adesso e’ finalmente libero, e’ vivo, e
chissa’ semmai si doovesse ricordare di quel periodo e di noi.
La cosa certa e’ che io mi ricordo ancora di lui…………..
SILVESTRO LANEVE
Correva l’anno settantacinque e l’asilo frequentavo e forse un po’ bizzarro alla mia maestra mi presentavo, discolo di certo ma carico di simpatia mi sono meritato l’avventura più unica che ci sia, da piccolo monello chiassoso e un po’ birbante mi sono ritrovato ad essere un apprezzato cantante. Ricordo la canzone che parlava del bambino Gugu’ che viveva in una caverna un tempo lontano che fu, ricordo l’eccitazione di quel piccolo cantante quando alla radio passava la sua canzone emozionante, ogni giorno alla stessa ora con la radio sempre accesa si pranzava in famiglia aspettando la melodia attesa. Per questa esperienza che mi emoziona ricordare la mitica Radio Farfalla devo tanto ringraziare, forse il talento non è esploso e non si è affermato ma quel piccolo bambino resterà per sempre grato, a chi quell’occasione gli ha regalato quel lontano di e che con emozione oggi vuol ricordare così. Grazie Raffaele
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TESTIMONIANZA di Gabriella Gallo
Ho ricordi abbastanza confusi… so solo che quegli anni furono veramente formativi per me. Uscivo di casa per la prima volta, a 16 anni, per incontrare altri ragazzi con l’idea di costruire qualcosa insieme.
Era tutto molto elettrizzante ed emozionante ;ad ogni incontro dovevo fare i conti con un cuore gonfio che sembrava spingere contro la gabbia toracica nel tentativo di esplodere; dovevo gestire, vergogna, desiderio di incontrare, sensazione di non essere all’altezza , di stare a vivere cose più grandi di me e nello stesso tempo una grande energia che mi impediva di mollare, di rinunciare … e la vocina sempre presente che mi incoraggiava a mettermi alla prova, perché la posta in gioco era troppo ambiziosa: produrre cambiamento!
Dove ? nel paese, nella modalità di relazionarsi tra ragazzi, contro un certo tipo di morale (che chiamavamo “borghese” a quei tempi),nella cultura nella quale eravamo immersi, o l’assenza di cultura … il teatro, la politica, la musica, la cultura delle donne … la sessualità …
Eravamo convinti di avere il mondo nelle nostre mani. C’era stato il ’68, anche se da noi era arrivato nel ’69, scuole occupate, studio matto e disperato, autogestione … il mondo in mano, appunto …
Approdai all’U.G.T. penso nel 1973 o forse prima e incontrai un mucchio di ragazzi interessanti e ricchi dal punto di vista culturale, creativi, esplosivi, con una capacità di lavoro inesauribile. Ricordo Raffaele Agrusta e Gerardo Martino , gli ideatori del gruppo, ma poi Agostino Convertino, Giancarlo Magno, Santino Mandolla e Angelo Caroli, Annamaria Cito, Margherita Zito ecc. con i quali bruciammo sul tempo il grande Dario Fo, nel senso che riuscimmo a mettere in scena una piece politico/teatrale sul golpe , avvenuto una settimana prima in Cile … L’emozione era alle stelle, il salone della FLM gremito fino all’inverosimile …!
Tonino Scialpi, attuale assessore alla cultura, fu il valore aggiunto. Era più grande di noi e aveva una preparazione politica non comune. Imparai a leggere il Manifesto, anche se per capire il contenuto degli articoli scritti in politichese stretto, dovevo rileggerli 3 volte.
Nacque il Collettivo studentesco con parecchi di noi che facevano parte dell’UGT. Via Paolo Chiara, uno iuso pieno di fumo e di cervelli che studiavano come matti per capire il mondo e che volevano.. cambiarlo … Ogni tanto da Milano, solo d’estate, arrivava anche Scipione Semeraro, insegnante di storia e filosofia, del PdUP, che sarebbe diventato molto dopo segretario nazionale della CGIL Scuola, a gestire i gruppi di studio che avevamo organizzato.
Volantini, ciclostilati a mano, con ciclostile primordiale, olio di gomito, con il contributo di almeno tre operai, venivano distribuiti all’uscita di scuola, con la nostra opinione su fatti locali e nazionali e anche oltre … noi,sempre sul pezzo.. studiare, discutere, manifestare, comunicare..
Quasi contemporaneamente nel 1974 nasce l’ARCI (associazione ricreativa e culturale italiana) con Leo Giacovazzo , Mario Motolese e Katia Pupino, che nel 1976 diventerà Polisportiva Arci Martina, e Circolo ARCI Centofiori. Sport e cultura, sport è cultura con Franco Ancona , attuale sindaco, Lorenzo Micoli già assessore ai servizi sociali, Tonino Scialpi, Gabriella Gallo, Tiziana Schiavone attuale assessora ai servizi sociali, Ciccio Magno, Patrizia Sogno… un impero dalle mille sfaccettature , dalla cultura allo sport per tutti, dai servizi alla persona alla sensibilizzazione su tematiche pregnanti alla cooperativa di gestione del supermercato… formazione, teatro, mimo, danza, didattica, diritti civili, servizio civile, tematiche ambientali…una vera fucina di iniziative a tutto tondo.
Porteremo lo sport nelle palestre scolastiche di Martina a prezzi popolari e successivamente i ragazzi delle scuole in piscina. Nasceranno gli Anziani in movimento e i Primi Passi per i più piccoli, senza parlare dei corsi di preparto… fino all’apertura di una palestra tutta nostra, La Palestra, , che verrà affidata a Vito Zaino. Formeremo i nostri tecnici grazie ai migliori docenti a livello nazionale e internazionale ( Gerard Tupinier), producendo lavoro e cultura dello sport. Oggi è una realtà consolidata nel tessuto sociale della città di Martina Franca.
Torniamo agli anni settanta. Da una idea di Santino Mandolla nasce nell’ARCI, un gruppo musicale che porta in giro nelle piazze del Centro storico di Martina le canzoni popolari martinesi e detti e proverbi della nostra gente. Una processione di suonatori con in testa il banditore annuncia la serata e indica la piazza interessata. Ci siamo io , Lorenzo Micoli, Annamaria Semeraro, Ingrid e Gianna Griffi, Santino Mandolla, Giacomo Passiatore, Raffaele Marangi , Mimmo Iudici, Mimmo Nucci, Antonio Nardelli… è il recupero delle tradizioni, del nostro patrimonio storico-culturale, delle nostre radici, un tentativo di dare visibilità e dignità culturale a ciò che in molti disprezzavano, al dialetto che veniva dimenticato e vilipeso..che la scuola tentava di cancellare definitivamente.
Alcuni di noi si iscrivono all’università. Si cresce ma ormai la musica popolare è nel cuore e si continua anche da lontano a fare ricerca nelle biblioteche e negli archivi.
Il gruppo prende forma. Mentre Gianna si trasferirà a Bari per collaborare con L’Arci regionale e poi nella programmazione delle stagioni di teatro danza del Petruzzelli, noi diventiamo ‘U Rione : Gabriella Gallo voce e percussioni, Santino Mandolla chitarra,voce,mandolino,flauto, Mimmo Nucci basso,Giacomo Passiatore fisarmonica, Mimmo Iudici cupa cupa, Antonio Nardelli percussioni, Raffaele Marangi chitarra acustica, Ingrid Griffi voce e percussioni. Andremo in giro in regione e oltre a portare la nostra musica fino alla metà degli anni ’80.
Sempre negli anni settanta nasce l’UDI ( Unione Donne Italiane) e dall’Udi il Collettivo Femminista ( Gabriella Gallo, Gianna Griffi, Giovanna Papeo, Gina Satta…), non legato a partiti, più autonomo e libero. Al suo interno nasce poi il Centro Documentazione Donne che alla fine degli anni settanta produrrà su base scientifico/divulgativa un corposo ciclostilato su tematiche riguardanti la sessualità e la contraccezione. Grazie all’impegno delle donne del CDD e di alcuni genitori illuminati si attiverà presso la scuola media “Grassi” a Martina Franca il 1° corso di educazione sessuale per le classi terze.
… tutto nasce per me, per la mia storia, dall’UGT: il teatro è vita!
Grazie ragazzi!
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- TESTIMONIANZA DI AMALIA LIUZZI Alcuni giorni Gerando mi ha detto: “ti ricordi quando venivi in radio di prima mattina per il tuo programma e io…dormivo sulla branda in regia?” ed io ho ricordato le alzatacce di prima mattina per comprare i giornali settimanali, in fretta decidere di cosa parlare e poi andare in onda alle 08.00 con il Rubricone un programma che parlava di donne alle donne, pur di esserci mi sarei alzata alle 05.00. Che rivoluzione nella mia vita, finalmente sentivo di fare qualcosa che mi piaceva, che avrei voluto fare per sempre; ciò che era fantastico non era lo stare davanti ad un microfono, a quei tempi solo i veri dj ne avevano dimestichezza, ma chi incontravi!! Lì ho conosciuto tante persone speciali con delle qualità incredibili, primi fra tutti Raffaele per la sua professionalità e precisione, Gerardo per la sua pura e lucida follia, Aldino Ancona dj fantastico, le sfuriate quotidiane di Aldo Gentile, altro dj bravissimo, con i fonici, i meravigliosi Roberto e Lino Aquaro, gli spumeggianti Donato Marinosci, Peppino Chiarelli, Francesco Basile e poi ….
come si fa a ricordarli e menzionarli tutti!!! Grazie Radio Farfalla per aver fatto parte della mia vita e per aver contribuito a renderla migliore !!! TESTIMONIANZA DI AMALIA LIUZZI
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ANTONIO SCIALPI
La monotonia e la mediocrità della vita culturale di Martina degli anni 60 era in estate interrotta dalla elitaria Rotonda, punto di riferimento della mondana borghesia locale e non.
Furono i cambi pastorali in alcune parrocchie di Martina a determinare nuovi fermenti culturali.
L’arrivo di don Dino Lepraro a sant’Antonio con la Fondazione della Comunità Giovanni XXIII nel 1965 . Poi la vivacità dei francescani di Cristo Re. E, soprattutto, la nascita di Mani Tese presso la Parrocchia di san Francesco d’Assisi gestita dai missionari Consolata . Apparteneva a questi padre Otello Casali, scomparso, che rinnovò stili di vita cristiani e sguardo terzomondista. FI poi allontanato da Martina perché scomodo e perché istituiva corsi di recupero scolastico che infastidivano i Professoroni delle lezioni private.
Ma anche con le messe beat , la raccolta della carta.
La messa con la chitarra era una prassi anche della Comunità Giovanni XXIII. Luogo di sperimentazione di nuove tecniche comunicative attraverso i cineforum i discoforum e abbattimento di pregiudizi ancora forti in città.
L’ occupazione del Liceo nel febbraio 1969, quando si presentava a Martina con Carlo Giulio Argan il ” Martina Franca ” di Cesare Brandi, fu un trauma per la città.
Brandi e l’occupazione del Liceo segnarono una discontinuità culturale.
Cominciò un gran fermento culturale sull’onda di quello che avveniva, seppur in ritardo, in altre comunità e città.
I ragazzi avvertirono l’onda lunga dell’ impegno civile e culturale.
Nuove associazioni. Estetica trasgressiva.
Soprattutto buone letture.
Spesso, fai da te. Sovente di Comunità.
Nuove pensieri.
Nuove azioni .
Il teatro prima di tutto.
Ex aequo la musica.
Questo interesse per il teatro era vivo nel Liceo.
Nacquero i primi gruppi fuori dalla scuola.
Unione Giovanile Teatrale
Il CATI. Protagonisti ragazzi e giovani come Raffaele Agrusta Gerardo Martino e, più grandi, Nico Blasi Dino D’Arcangelo. La musica. Angelo e Michele Bianchini. Santino Mandolla .
Le rappresentazioni teatrali nelle parrocchie. A scuola. In Biblioteca comunale.
Con tanti problemi.
Sempre con idee nuove che incontrarono poi al Cinema.
Le prime sperimentazioni di realizzazioni di corti ispirati a Pasolini e Fellini.
Grandi dibattiti attorno ai Maestri del cinema e al teatro più trasgressivo fino a i mitici jJonesco Jarry e al teatro patafisico…di cui è rimasta traccia in Corso Umberto al posto di una vecchia farmacia.
Ma oltre ai concerti Rock ( intrigante e coraggioso quello in contrada san Paolo) fu la Fondazione di Radio Farfalla che prese tutti in contropiede anche nel Sud e su scala nazionale .
I ragazzi “terribili “avevano capito che dovevano mettere in soffitta il mitico ciclostile che ti inguacchiava di inchiostro,utile alla immediata comunicazione fai da te, e dirigersi verso nuove forme di comunicazioni in una società di massa.
La radio.
Gran bella intuizione.
Antesignana delle radio libere e poi delle tv.
Radio Farfalla cambiò la città la politica la discussione il dibattito.
Grande merito fu di Raffaele Agrusta e Gerardo Martino e tanti altri geniali ragazze e ragazzi che si riunirono nei vichi del Centro storico.
Proprio nella storica via intitolata al poeta e rivoluzionario del 1799 Ignazio Ciaia nel centro storico prese via il primo Collettivo studentesco.
Fu una mia iniziativa . Seguivo tutto da studente universitario quello che avveniva tra i giovani.
Si aggregano belle intelligenze. Da Angelo Caroli a Raffaello Pizzigallo. Da Gabriella Gallo ad Anna Pia Salamina. Da Raffaele Agrusta a Pino Fumarola. Da Antonio Colucci a Gerardo Martino.Da Leandro Salamina a Mario De Giorgio. Da Pietro Semeraro a Peppino Oliva.
Volevamo cambiare la scuola. Introdurre nuovi temi quelli sospesi dopo l’occupazione del Liceo e del la Ragioneria ( guidata da Franco Ancona) del 1969.
Tante iniziative.
Tre in particolare :
1)la rappresentazione teatrale dedicata a Salvador Allende e alla sua tragica fine nel 1973 svolta nelle sede della Federazione Lavoratori Metalmeccanici ( FLM) in piazza Bellini.
Recitai persino io…un po’ restio nei panni di un’attore.
2) l’informazione davanti alle chiese sulla campagna referendaria sul divorzio, che destò molto scalpore come l’arrivo a Martina di don Marco Bisceglia,il prete scomodo di Lavello a parlare di divorzio e libertà di scelte.
3) una mostra antifascista nel 1975 per i trent’ anni della Liberazione molto contestata dalla destra e da alcuni democristiani.
Ma in quell’anno non ero più a Martina. Ero bersagliere a Torino dal 1974 dopo la laurea. Seguivo i ragazzi attraverso le cartoline e le lettere degli amici. Mo raccontavano tutto.
Martina stava cambiando davvero . Arte Teatro Musica Festival Premio di Poesia . Eravamo alle origini di una rivoluzione culturale plurale.
Poi le strade si differenziano come sempre.
Ma Radio Farfalla, la prima radio libera; imperversava.
Ad alcuni di noi venne l’idea di dar vita ad un giornale comprensoriale che chiamammo “Città e Campagna” .
Era edito a Fasano da Grafischena e aveva redazioni a Martina Cisternino e Locorotondo.
Il mito della Valle d’Itria mitica ed incontaminata di Cesare Brandi ma già all’inizio di un’invasiva cementificazione deturpante.
Fu nel 1977 che vidi piangere il compianto poeta Dario Bellezza dall’affaccio
di Villa Carmine per la trasformazione del paesaggio.
Cominciarono anni più impegnativi sul piano del lavoro e della famiglia.
Con nel cuore sempre i ragazzi di via Ciaia.
Le loro plurali visioni e le loro geniali idee e azioni.
Poi fu tutta un’altra storia
ANTONIO SCIALPI TESTIMONIANZA
GIANCARLO MASTROVITO
Grandi ricordi presso la radio con Raffaele Agrusta e Nino Masciulli. Eravamo ragazzi all’ora ( quarant’anni fa) studenti e facevamo i nostri turni di due ore a mettere dischi in vinilico e passare musica di ogni genere. Io, Gianpiero, Donato, Luca, Marco e tanti altri che guadagnavano qualcosa per le nostre esigenze….C’è stato un momento che la radio aveva due canali con programmazione di generi differenti. Musica non stop senza commenti, ma solamente con la pubblicitá che sosteneva i costi. La radio in corso Vittorio Emanuele era anche un luogo di belle amicizie. Bei ricordi. Raffaele Agrusta fu anche la voce narrante del video che preparai per la mia tesi di laurea a Firenze in Urbanistica. Grazie Raffaele.
TONIO MESSIA
Scorrendo le pagine di Facebook, mi è capitato di vedere il mio nome, citato da un mio parente che in quel momento non aveva altro da fare, citato dicevo per le radiocronache sportive fatte nei primi anni di Radio Farfalla.
Ebbene tutto sommato Enzo ha contribuito a riportare alla mia memoria avvenimenti che sono rimasti indelebili nella mia mente e che, spero, ricordino con piacere quelli che erano all’epoca gli ascoltatori della prima radio libera italiana, Radio Farfalla, appunto. Mi sono passate davanti agli occhi le immagini della gara di serie C che il Martina disputo’ a Siracusa. Per effettuare la radiocronaca, da un telefono fisso, pensate quello intestato all’ arbitro internazionale Concerto Livello, che disse entusiasta di potermi ospitare sul terrazzo del suo palazzotto dal quale era possibile vedere la partita ( il buon Franco Simeone che dava la linea dallo studio mi passò subito la parola per le formazioni. Al mio fianco, pensate un po’: Rosario Lobello agli inizi della sua carriera internazionale che invitai a commentare con me la gara. Fui costretto a strappargli la cornetta dalle mani quando Alpini segno’ per l’ 1 a 1 del Martina, in quella fase del campionato con Mario Laudisa in panchina, uno splendido gol che poi gli valse forse il passaggio al Taranto in serie B. In quell’anno Radio Farfalla garanti le radiocronache telefoniche, senza cellulari o altri apparati tramittenti, se non i fissi di chi ci ospitava, dai campi di Lecce, Pescara, Acireale, Salerno, Messina, Brindisi, Avellino, Matera, Potenza, Cosenza, e, appunto, Siracusa.
Grandissima euforia, mi raccontarono sotto la sede di Radio Farfalla, quando il Martina vinse a Torre Annunziata e a Gallipoli con i gol di Cesari
Qualche anno dopo la indimenticata radiocronaca da Nocera Inferiore per lo spareggio con la Pro Vasto per la promozione in C2. Fummo ospitati, io e il fido Piero Carrieri, dal rag. Gennaro Esposito che ci consenti di prolungare fin sul terrazzo il cavo dell’apparecchio telefonico. Sotto una fitta pioggia ed un violento temporale, raccontammo la gara di o alla conclusione con la vittoria del Martina per 4 a 3 dopoi calci di rigore.
Ma mi fa piacere ricordare anche a quelli che furono i radioascoltatori a Radio Farfalla della rubrica ‘A colloquio col Medico’ che curai con diversi sanitari del nostro ospedale.
Intervennero il dr Rota, il dr. Padovano, il dr. Storlazzi, il prof. Crocco, il dr. Semeraro, il dr. Cicero, il dr. Latartara, ed altri medici che temo di averdimenticato, che diedero uti e precise informazioni agli ascoltatori sviscerando argomenti inerenti le loro professionalità.
Tanto volevo fosse noto alle generazioni che sono arrivate dopo l’ epoca dei fatti raccontati.
Luca Pastore
Raffaele Agrusta, gentile Raffaele che dire? “Radio Farfalla” è storia, specialmente per noi adolescenti di quei fantastici anni Settanta ( io sono del 1960 ). Ma vorrei citare brevemente un ricordo che fa capire come la nascita di “Radio Farfalla” interessò anche i nostri genitori ( persone nate intorno agli anni Venti/Trenta del secolo scorso ). – – – Il fatto, non ricordo con precisione l’anno : era una serata di inizio primavera, e mio padre viene chiamato da uno dei nostri collaboratori, in masseria. Una cavalla importante, fra quelle selezionate, stava per partorire il suo primo puledrino. Decisi di seguire mio padre in azienda. – – – Dopo le prime occhiate, le prime carezze alla cavalla, si capì che il parto sarebbe stato difficile ( di solito i nostri “DelleMurge” partoriscono senza problemi nei boschi, di notte ). Si preferì chiamare i veterinari. In men che non si dica arrivarono Ninì Aquaro e Tonino Pizzigallo ( fratello del compianto preside Michele ), professionisti amici, da sempre, di mio padre. – – – Decisero di non “disturbare” la cavalla, di non intervenire per anticipare la nascita. Avremmo passato la nottata a vegliare e seguire le doglie della “stacca”. – – – Bene, i grandi tra una sigaretta e l’altra, un fatto recente o del passato e l’altro, iniziano a raccontare di “Radio Farfalla”, della invenzione, la creazione di questa “realtà” che parlava anche ne “la parlata dei martinesi”. Ancora oggi, dopo quasi cinquanta anni, è piacevole, per me, ricordare quegli uomini che citavano episodi ascoltati a “Radio Farfalla”. A ripensarci oggi sembravano bambini felici che avevano scoperto la “NOVITÀ inimmaginabile” – La notte passò velocemente, parlando della prima Radio d’Italia. All’alba nacque una bellissima puledrina dal mantello morello luminoso ….
DINO CURCIO